Ci sono luoghi che non si annunciano. Si arriva a Scurati per una stradina che sale tra muretti a secco e uliveti, si gira l’ultima curva e all’improvviso la montagna si apre: una volta di calcare alta decine di metri, e sotto, al riparo, un pugno di case in pietra con i tetti di coppi, i carretti, i forni a legna. La Grotta Mangiapane è questo: un borgo intero che vive dentro una caverna, come se qualcuno avesse messo in pausa la Sicilia contadina di due secoli fa e si fosse dimenticato di farla ripartire. Non è una ricostruzione da parco a tema, è il posto vero, abitato fino agli anni Cinquanta del Novecento e poi lasciato lì, con le sue mura ancora in piedi sotto la roccia.
Per chi trascorre qualche giorno a Castellammare del Golfo, questa è una delle escursioni più sorprendenti dell’entroterra trapanese, e sta a meno di un’ora di auto. È anche il tipo di giornata che si sposa perfettamente con il mare: la mattina o il pomeriggio sott’acqua, e nelle ore centrali una fuga nell’ombra fresca del Monte Cofano, tra grotte preistoriche, cave di marmo e un santuario che guarda il golfo. In questa guida ti raccontiamo cosa vedere davvero tra Custonaci e Scurati, come arrivarci, quando andare e come incastrarlo in una vacanza fatta soprattutto di immersioni.
Il borgo rupestre di Scurati: case sotto la roccia
Scurati è una frazione di Custonaci, in provincia di Trapani, adagiata sul fianco calcareo del massiccio che chiude il golfo a occidente. Qui si apre un complesso di cavità note come grotte di Scurati: la più grande e la più celebre è quella che ha preso il nome della famiglia Mangiapane, l’ultima ad abitarla. Le dimensioni bastano a spiegare l’effetto che fa: parliamo di un’apertura alta decine di metri e profonda altrettanto, un antro che ingoia interamente il piccolo agglomerato di abitazioni.
Le fonti locali raccontano che il nucleo di case fu occupato a partire dai primi decenni dell’Ottocento da alcuni gruppi familiari, e che l’abbandono definitivo arrivò intorno alla metà del Novecento. Quello che resta non è una rovina: sono case con le porte, le finestre, i muri intonacati di calce, disposte a semicerchio come in una piazza coperta.
Guardando i dettagli si capisce la logica costruttiva. Le abitazioni sfruttano la parete come muro di fondo e la volta come copertura, quindi il tetto vero e proprio esiste solo nella fascia più esterna; le aperture sono piccole, la pietra locale fa da materiale unico e l’acqua che stilla dal calcare veniva raccolta invece che allontanata. Sotto la volta non piove e non batte il sole: è anche per questo che travi, carretti e attrezzi in legno si sono conservati come si sono conservati.
Il museo diffuso e le rievocazioni
Oggi la grotta funziona come una sorta di museo vivente all’aperto. Nelle case sono allestiti gli ambienti della civiltà contadina: la bottega del fabbro, quella del calzolaio, il frantoio, la stalla, la cucina con il focolare, gli attrezzi agricoli, i telai. In genere, nei periodi di apertura, l’allestimento è visitabile in autonomia o con accompagnamento, e in alcune giornate viene animato da figuranti che mostrano i mestieri di una volta: la lavorazione del pane, la tessitura, la molitura.
L’appuntamento più conosciuto resta però la rievocazione natalizia. Solitamente nel periodo natalizio e fino all’Epifania, il borgo si trasforma in un presepe vivente con oltre un centinaio di figuranti, tra i più scenografici d’Italia proprio per via della cornice naturale. Le date e gli orari cambiano di anno in anno e le giornate di apertura sono poche: conviene sempre verificare il calendario ufficiale prima di mettersi in viaggio, e considerare che nei giorni clou l’afflusso è notevole e i parcheggi si riempiono in fretta.
Custonaci: il marmo perlato e il santuario
Sceso dal borgo, il paesaggio cambia registro. Custonaci è la città del marmo: il bacino estrattivo che si apre tra il monte Cofano e l’entroterra è uno dei più importanti d’Europa, e da qui esce il famoso Perlato di Sicilia, una pietra dal fondo avorio percorsa da macchie bianche di calcite e da venature brune. Le cave a gradoni incise nel fianco della montagna sono un elemento del paesaggio impossibile da ignorare: da lontano sembrano scalinate bianchissime, e nella luce del pomeriggio diventano quasi abbaglianti.
The Museo del Marmo, allestito nel centro espositivo del paese, racconta questa storia in modo sorprendentemente coinvolgente anche per chi non ha alcuna competenza tecnica: la geologia e le stratificazioni, le tecniche di estrazione dal filo elicoidale ai mezzi moderni, gli attrezzi originali dei cavatori, le fotografie d’epoca e una campionatura delle varietà di pietra estratte in zona. È una visita breve, ideale nelle ore calde. Orari e modalità di accesso possono variare a seconda della stagione: meglio informarsi in loco.
A poca distanza si trova il Santuario di Maria Santissima di Custonaci, la cui fondazione risale alla seconda metà del Cinquecento e che custodisce l’immagine mariana legata alla leggenda dell’approdo via mare. In genere a fine agosto il paese rievoca proprio quell’arrivo, con una processione che riporta simbolicamente l’immagine dal mare al santuario: una delle feste popolari più sentite della costa trapanese.
Grotte carsiche e preistoria: una costa abitata da sempre
La roccia calcarea di questo versante è crivellata di cavità, e quasi ovunque gli archeologi hanno trovato tracce di frequentazione antichissima, con reperti riferibili al Paleolitico superiore e al Neolitico. Il borgo di Scurati, in fondo, non è che l’ultimo capitolo di una storia di abitazione rupestre lunga decine di migliaia di anni, interrotta appena settant’anni fa: gli stessi ripari che oggi ospitano i carretti e i forni a legna hanno ospitato cacciatori e pastori ben prima degli Elimi e dei Fenici.
Chi vuole vedere il fenomeno carsico su scala più grande, con sentieri costieri, torri di avvistamento e falesie a picco, trova percorso, difficoltà e accessi nella nostra guida alla Riserva Naturale di Monte Cofano.
Il mare qui vicino: Cornino e Baia Santa Margherita
Il bello di questa zona è che la Sicilia rupestre e quella marina distano pochi minuti l’una dall’altra.
- Baia Santa Margherita: selvaggia, in direzione Macari e San Vito, incastonata tra promontori rocciosi. Acqua trasparentissima, poca sabbia, molto scoglio: è il posto giusto se hai maschera e pinne in auto.
- Macari e i belvedere della litoranea: la strada che scende verso San Vito regala terrazze panoramiche sul mare che valgono da sole la deviazione.
- Spiaggia di Cornino e calette del Monte Cofano: il versante balneare del promontorio, con accessi, fondi e sentieri descritti nella guida alla Riserva Naturale di Monte Cofano.
Sono spiagge più esposte e più chiare di quelle di Castellammare, ma con la stessa acqua limpida che rende questa parte della Sicilia occidentale così adatta alle attività subacquee.
Come arrivare da Castellammare del Golfo
Da Castellammare del Golfo la strada più rapida è l’autostrada A29 dir in direzione Trapani, uscita Castellammare e poi svincoli verso Custonaci; in alternativa, la statale che passa per Purgatorio. Il tempo di percorrenza è in genere intorno all’ora, un po’ meno in bassa stagione. Da Custonaci si prosegue seguendo le indicazioni per Scurati: gli ultimi chilometri sono su strada stretta e in salita, con parcheggi limitati nei pressi della grotta.
Il mezzo proprio è di fatto indispensabile: i collegamenti pubblici verso le frazioni sono scarsi e non pensati per i visitatori. Se sei senza auto, chiedi consiglio in struttura o a noi del centro: capita spesso di organizzarsi tra ospiti per condividere un trasferimento nelle giornate senza uscite in barca.
Quando andare
La primavera e l’autunno sono i periodi migliori in assoluto: temperature miti, luce morbida sulla roccia, poca folla. In estate la grotta ha il vantaggio di essere sempre in ombra e molto più fresca dell’esterno, ma le ore centrali sul piazzale possono essere torride. In inverno, il periodo delle rievocazioni natalizie è il più suggestivo, ma anche il più affollato. In ogni stagione, controlla in anticipo i giorni di apertura: non è un sito visitabile tutti i giorni tutto l’anno.
Cosa abbinare in giornata
Custonaci e Scurati si prestano benissimo a essere combinati con altre tappe della Sicilia occidentale. Qualche accostamento che funziona:
- Scurati + Monte Cofano + Cornino: mattina culturale, pomeriggio di mare e sentieri costieri.
- Custonaci + San Vito Lo Capo: pranzo a base di cous cous e ritorno lungo la panoramica di Macari.
- Grotta Mangiapane + Erice: due modi opposti di stare sulla pietra, il borgo sotto roccia e il borgo in cima al monte. Ne parliamo nella nostra guida a Erice tra panorami e leggende.
- Custonaci + entroterra archeologico: se ti appassiona la stratificazione storica di questa terra, il passo successivo è il tempio dorico raccontato nella nostra pagina su Segesta tra mito e rovine.
Un consiglio pratico: porta scarpe chiuse, una felpa leggera anche d’estate (dentro la grotta la temperatura scende sensibilmente) e acqua. E se hai un’immersione prevista in giornata, tieni conto dei tempi di risalita e di riposo prima di affrontare tornanti e quote.
Dal calcare all’acqua: le grotte si esplorano anche sott’acqua
C’è un filo diretto tra quello che vedi a Scurati e quello che vedi immergendoti lungo il golfo. La stessa roccia calcarea che forma la volta della Grotta Mangiapane continua sotto la superficie del mare, dove ha generato archi, camini, secche e cavità sommerse popolate da spugne, gorgonie, cernie e branchi di castagnole. Chi ha camminato nel borgo rupestre al mattino e nel pomeriggio entra in una grotta marina con la torcia in mano capisce, in modo molto fisico, che si tratta dello stesso paesaggio: uno emerso, l’altro sommerso.
Noi del Centro Sub Atlantis, in Contrada Cerri a Castellammare del Golfo, accompagniamo subacquei di ogni livello lungo questa costa, tra pareti, grotte e fondali della Riserva dello Zingaro e del golfo di Castellammare. Organizziamo immersioni guidate, corsi PADI, FIPSAS e GUE, escursioni in barca e noleggio attrezzatura: qui trovi tutti i servizi e i prezzi.
Se vuoi capire come incastrare una giornata a Custonaci con le uscite in barca, scrivici o chiamaci al +39 351 3581793.
Domande frequenti
La Grotta Mangiapane si può visitare tutto l’anno?
Non sempre e non tutti i giorni. Le aperture in genere si concentrano nei periodi di allestimento del museo vivente e durante le rievocazioni, con calendari che cambiano di stagione in stagione. Prima di partire conviene verificare giorni, orari ed eventuali modalità di ingresso sui canali ufficiali del sito o presso l’ufficio turistico di Custonaci.
Quanto tempo serve per la visita?
Per il solo borgo rupestre bastano in genere una o due ore, comprese le soste fotografiche. Se aggiungi il Museo del Marmo e il santuario di Custonaci arrivi comodamente a mezza giornata; con una sosta al mare di Cornino o alla Baia Santa Margherita riempi l’intera giornata senza correre.
È adatta a bambini e persone con mobilità ridotta?
Il percorso all’interno del borgo è prevalentemente pianeggiante e i bambini di solito si divertono molto tra attrezzi, animali e ricostruzioni. L’accesso finale, però, avviene su strada in pendenza e fondo non sempre regolare: chi ha difficoltà motorie faccia una verifica preventiva sulle condizioni del percorso e sulla disponibilità di parcheggio ravvicinato.
Posso fare un’immersione la mattina e visitare Custonaci nel pomeriggio?
Sì, ed è una combinazione che funziona bene. L’importante è rispettare gli intervalli di superficie e non affrontare quote significative subito dopo l’immersione. Le altitudini in gioco tra Custonaci e Scurati sono contenute, ma vale sempre la regola della prudenza: parlane con la guida prima dell’uscita e organizzate insieme la sequenza della giornata.
